
Confrontare i rivali di Lacoste implica definire cosa si misura. Il coccodrillo occupa un segmento preciso, tra sportswear chic e prêt-à-porter accessibile, con un radicamento storico nel tennis. I marchi che lo concorrano non giocano tutti sullo stesso campo: alcuni attaccano sul prezzo, altri sull’immagine, altri ancora sulla visibilità sportiva. Questo articolo isola tre assi di rivalità e i marchi che pesano realmente su ciascuno di essi.
Posizionamento prezzo e segmento: chi occupa lo stesso spazio di Lacoste

| Marca | Segmento principale | Prodotto di punta comparabile | Percezione target |
|---|---|---|---|
| Ralph Lauren | Preppy / sportswear premium | Polo classico | Classe media superiore, codici universitari |
| Tommy Hilfiger | Casual americano | Polo, camicia oxford | Pubblico ampio, 25-45 anni |
| Hugo Boss | Business casual | Polo in maglia, abbigliamento uomo | Dirigenti urbani |
| Fred Perry | Preppy britannico / subcultura | Polo con bordino | Pubblico moda, identità forte |
| AMI Paris | Preppy contemporaneo | Maglieria, polo, blazer | 20-35 anni, wholesale premium |
Ralph Lauren rimane il concorrente più citato. I due marchi condividono il polo come prodotto emblematico, una clientela che associa l’indumento a uno stile di vita e una distribuzione sia in negozi propri che in grandi magazzini. La differenza risiede nell’ampiezza della gamma: Ralph Lauren copre il lusso con Purple Label, mentre Lacoste rimane concentrato su un segmento più ristretto.
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Per approfondire la concorrenza di Lacoste secondo Smarty Girl, Tommy Hilfiger e Hugo Boss si contendono anche questa clientela maschile urbana che cerca un polo o una camicia adeguata senza scivolare nel lusso.
Concorrenza nel campo del tennis: Nike, Uniqlo e la battaglia della visibilità

Lacoste deve il suo DNA al tennis, sport del suo fondatore René Lacoste. Questo territorio è oggi conteso da marchi di performance che catturano una parte massiccia della visibilità globale.
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Nike e Uniqlo dominano il sponsoring tennis presso i giocatori più mediatici. Nike veste o ha vestito Rafael Nadal, Serena Williams e Naomi Osaka. Uniqlo ha firmato un contratto con Roger Federer. Questi partenariati producono collezioni lifestyle derivate che raggiungono un pubblico ben oltre i campi da tennis.
Per le nuove generazioni, la percezione è cambiata. I marchi di performance (Nike, Adidas, Uniqlo) sono ora tanto, se non di più, associati al tennis quanto i marchi di origine tennis come Lacoste o Fila, particolarmente in Asia e in Nord America. Questa erosione dell’associazione storica rappresenta una sfida strategica per il coccodrillo.
- Nike capitalizza su atleti globali e collezioni streetwear-tennis ibride, con una potenza di marketing senza pari nel settore.
- Uniqlo punta su un guardaroba funzionale e pulito, a prezzi moderati, che attrae gli amanti del tennis casual.
- Adidas, attraverso le sue linee rétro e le sue collaborazioni, occupa il terreno dello stile tenniscore senza rivendicare l’eredità dello sport come fa Lacoste.
La tendenza tenniscore, che mescola codici del campo e moda urbana, giova sia a Lacoste che a questi concorrenti. Gucci e altre case di lusso si sono tuffate in questo, confondendo ulteriormente i riferimenti per il consumatore.
Marchi preppy emergenti: AMI Paris, Casablanca, Rowing Blazers
Le analisi competitive classiche si limitano spesso a Ralph Lauren e Tommy Hilfiger. Esse trascurano un’ondata di etichette che mirano direttamente alla clientela giovane di Lacoste.
AMI Paris, Rowing Blazers e Casablanca si posizionano sul segmento preppy-sportswear chic con polo, maglieria e blazers a codici universitari. La loro distribuzione passa attraverso piattaforme wholesale premium (SSENSE, precedentemente Matches), il che conferisce loro una credibilità moda che Lacoste fatica a rivendicare presso i 20-35 anni.
Casablanca spinge l’estetica tennis ancora più in là, con stampe ispirate al campo e un’immagine che evoca lo sportswear rétro lussuoso. Questo marchio cattura l’attenzione su un segmento dove Lacoste era storicamente sola.
Rowing Blazers gioca una carta diversa, ancorata nella cultura dei club sportivi anglosassoni. Il risultato è lo stesso: lo spazio tra lo sportswear accessibile e il lusso discreto si riempie di nuovi attori.
Streetwear e lusso ibrido: la pressione dall’alto e dal basso
Lacoste subisce anche una concorrenza meno diretta ma reale da parte di marchi che mescolano streetwear e codici del lusso. La collaborazione tra Supreme e Lacoste, menzionata già nel 2017, illustra questa porosità tra gli universi.
Case come Off-White (prima della scomparsa di Virgil Abloh) o etichette come Stüssy hanno ridefinito cosa possa significare un polo o una tuta in un guardaroba maschile. Il prodotto “polo” non appartiene più a una sola categoria di marchi.
- Dall’alto, le case di lusso (Gucci, Prada) integrano pezzi sportswear nelle loro collezioni, attirando a sé i consumatori disposti a pagare di più.
- Dal basso, insegne come Uniqlo o Zara offrono polo a prezzi molto inferiori, con uno stile che si avvicina visivamente al risultato Lacoste.
- Nel mezzo, le collaborazioni (Supreme x Lacoste, ad esempio) creano prodotti limitati che attraggono una clientela streetwear senza fidelizzare nel lungo termine.
Questa doppia pressione costringe Lacoste a difendere il suo posizionamento su due fronti simultanei, il che spiega la diversificazione verso borse, scarpe e accessori osservata negli ultimi anni.
Il mercato in cui opera Lacoste non si riduce a una guerra di polo tra due o tre marchi storici. La rivalità si gioca sulla visibilità sportiva, sull’immagine presso i giovani adulti e sulla capacità di rimanere rilevante di fronte a etichette che non esistevano dieci anni fa.
Il marchio con il coccodrillo conserva un vantaggio raro, la sua autentica eredità tennis, ma questa eredità non è più sufficiente a bloccare un segmento che Nike, Casablanca o AMI Paris contendono ognuno a modo loro.